L’inizio

È una mattina d’inverno.

Nelle mani stringo un mazzo di chiavi a cui è attaccata una piccola grolla in legno.

L’aria pungente e leggera pizzica il naso e ha la brillantezza della neve che copre le montagne e i boschi circostanti. La baita mi accoglie nella sua austera bellezza di pietra e legno. Spalanco una porta rimasta chiusa per anni. I vecchi proprietari non salivano più quassù da tempo.

Il profumo di camino, che si spande dalle volute di fumo di un comignolo lontano, mi arriva alle narici. È un profumo che respiro con l’avidità di chi ha vissuto troppo tempo in apnea e che la mia mente subito contrappone al puzzo soffocante del diesel che mi sono lasciata alle spalle.

Il silenzio è pressoché assoluto e, nella sua trasparenza, è rotto solo dalla risata argentina di mio figlio che si sta già rotolando nella neve.

Sorrido.

Il mio corpo finalmente si rilassa. Mi dico che come inizio non è male, che è quello di cui ho bisogno, di cui abbiamo bisogno.

Non so bene cosa stia cercando da questo luogo e da me stessa. Forse di dare una nuova forma alla mia immaginazione. Forse di sfuggire a quelle malattie dell’anima e a quelle infelicità che altro non sono se non la complicata conseguenza della distanza che sempre di più poniamo, o viene imposta, tra noi e il mondo naturale.

Averne la consapevolezza è il primo passo.

Riavvicinarsi alla semplicità e alla natura può essere la via per respirare di nuovo e restituirci a noi stessi.

Io ci voglio provare.

A presto.

C.

Chi sono

Io sinceramente non lo ho ancora capito.

Partiamo da alcune informazioni inconfutabili. Donna. Nata nel 1982. Mamma. Moglie. Ingegnere. A 35 anni ho sentito il bisogno di dividere la mia vita frenetica nella grande metropoli con una realtà più umana e in sintonia con il mio essere. Mi ritrovavo esattamente nelle parole dello scrittore Michael Ende: “Siamo andati così tanto avanti in questi anni che ora dobbiamo fermarci per consentire alle nostre anime di raggiungerci”.

Ho comprato una baita in montagna a 1800 metri. Boschi di larici e abeti, volpi, caprioli, lupi e un pugno di vecchie costruzioni in pietra come vicini di casa. Qui ho trovato una risposta al bisogno di vivere dentro un senso alla volta per ricominciare a vivere in totale pienezza. Qui mi sono lasciata alle spalle il senso di clausura e di forzata miopia. Qui finalmente ho ricominciato a “vedere”.

Un mio amico, ingegnere come me, ma, diversamente da me, poeta e scrittore di talento, mi ha detto: “Dovresti ricominciare a scrivere, partendo da ciò che ti fa stare bene.”

Così eccomi qui.

In questo spazio virtuale desidero lasciare qualche traccia di me, dei momenti di consapevolezza e di incertezza che la montagna e la natura mi hanno regalato e continuano a regalare.

Lascio queste tracce per me, per gli amici e per chi vorrà leggerle.

Se quello che scrivo a volte magari vi sembrerà bizzarro, ricordate le parole di Knut Hamsun: “Non è facile distinguere chi è pazzo e chi no. Dio ci protegga dall’essere smascherati!”.

Buona lettura.

C.

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